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Quello che i designer non dicono ai clienti

Non c’è niente di più pericoloso di un designer che dice solo sì. Lo dico da designer, ma lo faccio nell’interesse dei clienti. E non per gettare ombra su qualche collega, perché il punto è che può capitare proprio a tutti: perché c’è poco tempo, perché c’è poca fiducia reciproca o magari perché siete arrivati al quarto giro di feedback, a un certo punto un designer smette di argomentare ed esegue. Ed è qui che spesso succedono disastri.

In questa fase, il designer rinuncia a dirvi alcune cose importanti.

Information overload

“Ci sono troppe informazioni”

Nessuno parte con l’idea di creare un messaggio sovraccarico. Eppure capita. Succede poco a poco, aggiungendo una novità dell’ultimo minuto, o una nota richiesta da un altro reparto dell’azienda. Il risultato — ma il designer non ve lo dirà — è che non si leggerà nulla. Purtroppo qui la palla passa al cliente, che deve decidere in modo ragionato e strategico cosa tenere e cosa togliere.

Missed the initial concept

“Si è perso il concetto iniziale”

Il concept è qualcosa di astratto, e come tale pensiamo a volte che possa sopravvivere in forma di spirito a qualunque modifica. Non è così: il concept prende vita attraverso una serie di scelte pratiche: la foto e il trattamento, i titoli, il font, la musica per un video, le animazioni per un sito, e via all’infinito. Ogni modifica ci porta un po’ più lontani dal concept iniziale, finché — come il calzino rattoppato dell’indovinello — non sappiamo più quanto resti dell’originale. Nessuna modifica di per sé è distruttiva: è la loro somma a sfasciare l’idea.

Questo punto è particolarmente insidioso per un designer: quando segnalarlo? Un feedback, dopotutto, è lecito. Due, anche. Ma dopo un po’, pur di chiudere il progetto, si è tentati di accettare tutto. Con il risultato che il prodotto finale non ha più nulla a che vedere con quello che era stato scelto all’inizio. E vi assicuro, se ne accorgeranno tutti.

Schedule a meeting for branding presentation

“Dobbiamo fissare una riunione”

Spesso, quando i progetti si ingarbugliano (tempi che si allungano, molti giri di feedback), la scelta migliore è fermare tutto, incontrarsi e parlarne. Questo è particolarmente utile se a gestire il progetto è una figura intermedia dell’azienda, che potrebbe creare, senza saperlo, una distorsione del messaggio. In questi casi, per il designer è utile incontrare la direzione, che prende le decisioni finali. Ma è difficile che il designer chieda questo incontro, un po’ perché intimidito, un po’ per non scavalcare il suo referente.

Se vi sembra che la situazione sia questa, convocate voi la riunione e mettete tutti allo stesso tavolo.

Branding takes time

“Non si può fare entro questi tempi”

Questa cosa andrebbe detta subito: la stima dei tempi di un progetto è il primo compito di un designer. C’è chi nasconde il problema per prendere il lavoro comunque, ma molto più spesso questa omissione nasce da una sicurezza eccessiva. Ormai il mondo del business ama definire “sfidanti” le tempistiche irreali, suggerendo che, se ci si vuole riuscire, si può. Un designer con la testa sulle spalle, invece, vi dirà che per ogni progetto ci vuole il giusto tempo. Gli si può dare priorità fermandone altri, si può scorporare qualche parte, ma non si può piegare l’Universo. Il risultato finale sarà un progetto abbozzato, l’impossibilità di dare feedback, o addirittura un progetto incompleto.

Discutete a fondo delle deadline, sollevate dubbi, non accontentatevi della prima rassicurazione.

Message not branded

“Questo messaggio non è in brand”

Se un designer lavora con voi da molto tempo, sa bene quale sia il linguaggio del vostro brand. Abbastanza per capire se un messaggio lo rispetta o meno. E se non vi segnala una stonatura è perché magari sente che siete già troppo convinti dell’idea o perché la deadline è troppo ravvicinata.

Il consiglio, anche quando avete il messaggio chiaro in mente, è di chiedere sempre un parere del designer. Non siete obbligati ad ascoltarlo!

This logo can't be used

“Questo logo non si può usare”

Succede in molti casi che al designer arrivino loghi inadatti, perché a bassa risoluzione, non vettoriali o con fondo pieno. Succede più spesso su materiali che ne hanno tanti, come le locandine o le pagine di un sito dedicate ai partner. È vero che chiedere e reperire i loghi in un formato accettabile può essere complicato, ma ne vale la pena: lavorando con risorse di bassa qualità otterrete un risultato di bassa qualità, che vi fa perdere credibilità.

Uno scambio di opinioni tra designer e cliente è sano e — nella mia esperienza — porta ai risultati migliori. Cercarlo è responsabilità di entrambe le parti, nell’interesse di tutti.

Quindi la prossima volta che sentite il vostro designer troppo silenzioso, chiedete: ‘Va tutto bene?’

Matteo Sublimio Founder & Creative Director
L’AUTORE:

Matteo Modica
Founder & Creative Director

Instancabile ricercatore della qualità, cura nel dettaglio ogni progetto di branding e comunicazione, guidando i team creativi a esprimere sempre il proprio meglio.

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