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L’effetto del fondatore: quanto dovrebbe assomigliarti il tuo brand?

Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di lavorare con diverse aziende relativamente giovani, in cui il fondatore è ancora attivo e determinante nelle scelte. In molti casi, l’azienda nasce e cresce prima ancora di sviluppare un vero e proprio brand. È in questi casi che si verifica quello che definisco “l’effetto del fondatore”.

Elon Musk, Tesla founder

Mi riferisco all’effetto per cui le caratteristiche umane, caratteriali, ideologiche del fondatore si trasmettono in modo quasi automatico all’azienda che guida. Un fondatore ambizioso crea un’azienda ambiziosa. Un fondatore esteta crea un’azienda esteta. Effettivamente, non potrebbe essere altrimenti. Ma cosa succede quando l’azienda decide di curare il proprio branding, ovvero di definire a tavolino i propri valori e l’immagine che vuole trasmettere all’esterno?

In poche parole: è scontato che un brand debba riflettere la natura del fondatore?

La risposta, come spesso accade, è sfumata. Di sicuro – e lo dico per esperienza diretta – il profilo del fondatore è un punto di partenza necessario e imprescindibile, specialmente se l’azienda ha già registrato dei successi “naturali” prima di fare vera comunicazione. In questo caso, infatti, sappiamo già che clienti e partner hanno riconosciuto, nel modo di porsi del fondatore, qualcosa di positivo e attraente. Una componente istintiva da non trascurare, ma anzi da coltivare.

Pensate a quanto il profilo di Richard Branson corrisponda a quello di Virgin. O quanto Steve Jobs si identificasse con Apple e viceversa. Questo è tanto più vero se il fondatore fa anche da portavoce del brand.

Detto questo, però, i brand sono infinitamente meno complessi delle persone e molto più coerenti

Una persona può avere in sé tratti contraddittori. Un brand no, perché confonderebbe il pubblico. Non solo: se una persona può “fossilizzarsi” nel proprio modo di essere, un brand deve saper evolvere secondo le necessità e tenere conto delle aspettative esterne.

Per questo, un processo di branding onesto deve saper andare oltre l’imprinting del fondatore, lavorando secondo queste linee guida:

  • CONSOLIDARE I TRATTI VINCENTI quali caratteristiche del fondatore hanno determinato il successo dell’azienda in primo luogo?
  • MINIMIZZARE I TRATTI NON RILEVANTI quali caratteristiche del fondatore potrebbero invece danneggiare il brand?
  • ANALIZZARE IL CONTESTO cosa si aspetta il pubblico e fin dove si può “piegare” il brand senza renderlo fasullo?
  • VALUTARE L’EVOLUZIONE dove vuole arrivare il brand, per non restare fermo al momento della fondazione?

founder vision

È un processo non facile: spesso il fondatore di un’azienda vi ha investito non solo denaro ma passione, speranze e orgoglio. Separare il brand dal proprio “io” diventa, a quel punto, come lasciar andare un figlio. Duro, ma necessario.

Per questo consiglio sempre di sfruttare metodi analitici, che aiutano a vedere oltre le emozioni più istintive e a focalizzare in modo strategico cosa vogliamo davvero dal nostro brand.

Matteo Sublimio Founder & Creative Director
L’AUTORE:

Matteo Modica
Founder & Creative Director

Instancabile ricercatore della qualità, cura nel dettaglio ogni progetto di branding e comunicazione, guidando i team creativi a esprimere sempre il proprio meglio.

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