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Come trovare il giusto nome per un brand e sopravvivere

Dare un nome a un brand è un processo molto delicato. Entrano in gioco emozioni e opinioni e a volte trovare la soluzione giusta può essere logorante. Ecco alcuni consigli per gestire questo compito e uscirne vivi.

Nella Bibbia, leggiamo di Dio che dà i nomi al giorno e alla notte, alla terra e al mare. E tutto va liscio per due ragioni: è il primo a dare nomi e non c’è nessun altro in giro a mettere in dubbio le sue idee.

Scherzi a parte, il naming può sembrare uno sforzo biblico, che tu sia il proprietario del brand o il creativo che ci lavora (o magari sei entrambe le cose). Una missione apparentemente semplice, il naming sembra toccare la nostra parte più profonda e le battaglie su un nome possono diventare intense.

Questo perché i nomi sono potenti e danno forma alla realtà. Il che, sorprendentemente, non vuole dire che tu abbia bisogno del nome perfetto. Mi spiego.

brand name exist already

Photo by Aaron Burden on Unsplash

Esiste già? Sì, probabilmente

Questo sarà probabilmente difficile da accettare, quindi affrontiamolo subito: il tuo nome – quello che sceglierai – è probabilmente preso. Quindici anni fa non lo avresti saputo, perché la maggior parte dei business non era online.

Oggi, però, le cose sono diverse. Ogni piccolo pancake shop di Kuala Lumpur, ogni negozietto dell’usato di Melbourne, ogni associazione studentesca di Nairobi è online. Gli umani danno nomi alle cose ogni giorno.

Quindi, se lo cerchi su Google probabilmente salterà fuori, in un modo o nell’altro. La prima reazione è solitamente di shock e di delusione: si capisce, tutti vogliamo che il nostro nome sia completamente unico. Questo non è impossibile, ma non dovrebbe essere obbligatorio: dovresti assicurarti che

  • lo stesso nome non appartenga a un brand in vista
  • lo stesso nome non appartenga a un brand nella stessa industry
  • lo stesso nome non appartenga a un brand nello stesso territorio

A parte questo, metti da parte l’orgoglio e valuta la minaccia in modo realistico. Se hai un nome molto buono e per caso è stato usato da una biscotteria di Nantucket, forse vorrai continuare a usarlo.

Certo, potresti incappare in un nome a cui nessuno ha mai pensato. In quel caso, buon per te. Ma non farne un obbligo, o ti ritroverai con una lista di nomi complicati, dal suono strano, nomi che nessuno ha scelto prima per un buon motivo.

brand name url

Photo by Sam Albury on Unsplash

Niente URL? Niente paura

Questa è un’altra ansia comune, e generalmente viene anticipata in fase di brief: “vogliamo che il .com sia libero!”. Come forse sai, questo diventa ogni giorno più difficile.

Le estensioni di dominio più ricercate, come il .com, sono una risorsa finita che viene consumata quotidianamente: non necessariamente da un brand con quel nome. Potrebbe essere un blog personale o anche qualcuno che ha comprato il dominio solo per specularci. O magari è disponibile all’acquisto – a partire da 5.000 €. Troppi buoni naming sono stati sacrificati sull’altare del dominio .com.

Tieni conto che gli utenti oggi sono esperti, non hanno bisogno di un dominio identico al nome del brand. Puoi:

  • usare una URL creativa: il tuo brand si chiama “Spoon”? Usa tryspoon.com o haveaspoon.com! Ci sono infiniti escamotage creativi per aggirare questo problema.
  • usa un’estensione di dominio diversa: oggi puoi avere un .tech o .company o .hotel e molti altri. Le estensioni di dominio alternative stanno diventando comuni e puoi usarle per costruire delle frasi, così da trarne il massimo.

brand name crowdsource

Photo by bantersnaps on Unsplash

Non raccogliere suggerimenti ovunque

Arriva un momento, in quasi ogni processo di naming, in cui si perde la speranza e il cliente (o l’agenzia) ripiega sul crowdsourcing. Ehi, sentiamo cos’hanno in mente tutti.

Questo può essere utile all’inizio, a solo se alle persone si chiede di suggerire valori o esempi. Se chiedi alle persone di suggerire nomi, preparati al disastro.

Non importa quanto siano capaci, le persone porteranno ogni tipo di nome, la maggior parte dei quali inutilizzabili. Capire quanto sia difficile trovare un nome valido e libero frustrerà le persone, anziché coinvolgere. O peggio, finirai per tentare la diplomazia con un mash-up. Non fare quella fine.

brand name heart ears

Photo by Motoki Tonn on Unsplash

Giudica con il cuore, ma soprattutto con le orecchie

Un nome, apparentemente semplice, è una cosa molto tecnica. Ma alla fine, sta a te giudicarlo. Come farlo? Prima di tutto, ascolta il rationale. Conta, ma non al 100%. Poi, usa il cuore. Come ti fa sentire quel nome? Questo solitamente è abbastanza chiaro. Però, non ti fidare troppo del cuore: essendo molto legato al brand, il tuo giudizio potrebbe essere viziato.

Oppure potresti associarlo a un ricordo o a un altro brand che non ti piace (ma solo a te). Ascolta piuttosto le tue orecchie: il suono di un nome è di solito l’aspetto più importante. Se suona strano, difficile da pronunciare, imbarazzante, passa al prossimo.

brand name time

Photo by Daniele Levis Pelusi on Unsplash

Il nome di un brand acquista significato con il tempo

Per finire, non chiedere troppo al tuo naming. Dev’essere buono, non dev’essere perfetto. Se suona bene ed è facile da ricordare, andrà bene. Costruirai associazioni attraverso il branding e la comunicazione. Pensa solo a quanti brand con nomi inspiegabili o strani hanno costruito associazioni negli anni e sono oggi più potenti di molti brand “trendy” che hanno nomi costruiti a tavolino.

Il tuo nome è là fuori. Vallo a prendere.

Andrea Sublimio Strategist
L’AUTORE:

Andrea Ciulu
Copywriter & Strategist

Pensatore creativo e analitico, con solide radici nell’advertising, elabora concept, strategie di branding e comunicazione che fanno la differenza.

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