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Cinque cose che ho imparato nel 2018

Di solito a inizio anno si fanno liste di buoni propositi, un po’ come se l’anno precedente fosse tutto da correggere. Vorrei invece mostrare gratitudine a questo 2018 appena trascorso, condividendo cinque cose che mi ha insegnato e che penso possano servire da ispirazione anche ad altri.

1. L’importanza di dire “non lo so”

Ammettere di non sapere è ormai quasi un tabù. Le aspettative dei nostri amici, colleghi, clienti, o anche solo dei network, ci spingono a mettere in mostra le nostre conoscenze, anche quando non le abbiamo. Il fatto è che fingere di sapere — un po’ come lo Zelig di Woody Allen — crea situazioni spiacevoli e soprattutto ci impedisce di imparare e quindi di crescere. Nel 2018 ho scelto più volte la strada della trasparenza: non solo ho scoperto che il mio interlocutore non si indignava, ma ammettere di non sapere mi ha permesso di approfondire meglio l’argomento.

2. L’importanza di pensare in modo più semplice

La complessità è molto di moda, oggi. Più un pensiero è intricato, più ha valore. Lavorare con clienti molto concreti e vicini al rapporto con il pubblico mi ha invece insegnato a non avere paura della semplicità: spesso le cose sono proprio come sembrano. Non servono ribaltamenti e paradossi per capire la realtà — non sempre, almeno. Un cliente può volere semplicemente dei pantaloni comodi o un’accoglienza più gentile, non necessariamente un universo di valori.

Per chi lavora in comunicazione, immerso nelle buzzword, è un po’ una pratica zen: eliminiamo tutti i concetti non necessari e astratti e torniamo a pensare come persone.

3. L’importanza di dire “serve più tempo”

Non c’è mai tempo, vero? Tutte le persone con cui parlo si lamentano di questa “urgenza continua”, ma sono spesso anche d’accordo sul fatto che spesso è più apparente che reale. Aggiungeteci che il branding richiede dei tempi spesso “non comprimibili”.

Per questo ho cercato di invertire la tendenza e chiedere a clienti e partner i tempi giusti: ho scoperto che in tanti sono disposti a investire più tempo per una qualità migliore, forse dobbiamo solo avere il coraggio di parlarne.

4. L’importanza di fare un vero complimento

I like ci hanno impigriti e pensiamo che basti quello a esprimere il nostro apprezzamento per un’idea, un lavoro o un risultato. Mi è sempre sembrato un po’ riduttivo: per questo ho iniziato ad accompagnare i like con dei complimenti più approfonditi, magari fatti di persona.

Non solo è più gratificante per chi li riceve, ma aiuta anche me a capire perché quell’idea mi è piaciuta.

5. L’importanza di non fare previsioni

Questa è particolarmente difficile: ai comunicatori è spesso chiesto di farsi veggenti e di avvistare quello che accadrà tra uno, due o cinque anni. Noi stiamo al gioco, ma è un gioco truccato: poche di queste previsioni si avverano, o hanno un qualunque impatto sui risultati.

Non voglio unirmi agli oroscopi di fine anno — ho evitato di farlo anche con questo post — ma preferisco dedicare più energie a cercare di capire il presente e magari, quando serve, a imparare dal passato.

Matteo Sublimio Founder & Creative Director
L’AUTORE:

Matteo Modica
Founder & Creative Director

Instancabile ricercatore della qualità, cura nel dettaglio ogni progetto di branding e comunicazione, guidando i team creativi a esprimere sempre il proprio meglio.

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